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Siamo tutti molto preoccupati di cosa ci mettiamo addosso per proteggerci in questo particolare momento. Nel ricordare che nessun oggetto può realisticamente proteggerci al 100% dal Coronavirus, ci preoccupiamo di essere certi che le mascherine che compriamo siano realmente ciò che vogliamo comprare.

Non solo perché avremmo subito una frode in commercio ma perché vogliamo esser sicuri che le prestazioni di filtraggio del dispositivo da noi acquistato siano vere e non presunte, soprattutto considerando che in questo confuso momento sul mercato è veramente entrato di tutto, sia da produzioni interne che dall’estero.  Potete cercare Testing mascherine Novasis  su YouTube e vedere cosa facciamo alle nostre mascherine – solo a livello ispettivo su ogni lotto e non di qualifica documentale (che è ben altra cosa come vedremo) per esser sicuri di cosa vendiamo.

È chiaro però che, chi non è del mestiere e non si è mai addentrato nell’argomento dei test di laboratorio cui sono sottoposte le mascherine, deve affidarsi a chi le certifica. Già, ma chi può certificare le mascherine?

La marchiatura CE formale (cioè il noto simbolo stampato sul pacchetto o direttamente sul prodotto) è intesa, come già discusso in altri articoli, come l’evento finale in conclusione della redazione del fascicolo tecnico che può essere fatto solo dal produttore, dal suo mandatario o dall’importatore. Lo dice chiaramente il REG UE 675/2008 in merito alla regolamentazione della certificazione CE. Il Certificato che correda questo fascicolo tecnico, e che permette definitivamente l’apposizione del marchio CE sul prodotto, può essere emesso solo da un ente notificato al fine di essere considerato valido.

Per cui è chiaro che, qualsiasi Certificato CE emesso da enti differenti, è un falso o un documento senza alcuna validità giuridica volto semplicemente a convincerci e a farci acquistare il prodotto.

Un Certificato CE emesso da un qualsiasi ente cinese è inutile. Cosa ben diversa sarebbe un’Attestazione di Conformità CE emessa da un ente notificato cinese che, tramite lo CNAS, è firmatario di accordi ILAC-MRA, grazie ai quali il nostro ente Accredia ne riconosce la validità. Ciò non toglie che detto documento non è formalmente un Certificato CE ma ne rende possibile l’emissione da parte di uno dei tre soggetti di cui sopra dopo la redazione del fascicolo tecnico. Tecnicismi e formalismi capisco, ma questa è la norma.

Un Certificato CE emesso da un ente italiano o europeo che non è accreditato per la normativa che regola i DPI, è anche in questo caso inutile, soprattutto se è stato emesso su base volontaria: questo sistema pare essere usato da alcune aziende per vendere pseudo-certificati CE a ignari produttori cinesi che credono di ottenere in questo modo un documento valido per l’esportazione in Europa.

Altre strane forme di Certificati CE “vari”? Ovviamente inutili e molto probabilmente falsi. Ne abbiamo veramente visti di tutti i colori.

Quindi, cosa dobbiamo verificare sulle nostre mascherine per avere delle certezze?

La presenza della famosa “Certificazione Inail“, che comunque sarà valida non oltre l’emergenza per decreto (leggete il famoso decreto Cura Italia), non prevede nel suo iter alcuna prova tecnica sui prodotti o sul processo ma solo un controllo dei documenti presentati dall’importatore in autocertificazione. Sicuramente qualche controllo formale c’è, o almeno lo speriamo tanto, ma a nostro sommesso giudizio è ben poca cosa. Infatti è stato considerato dal nostro legislatore un elemento di facilitazione per merce non a norma (leggete bene, non a norma, è scritto nel decreto) affinché questa potesse esser comunque commercializzata in un momento di bisogno. Non voglio dire che acquistare merce certificata dall’Inail sia uno sbaglio. Formalmente non lo è. Ma potrebbe esserlo praticamente perché nessuno ha controllato niente. Né sui prodotti né sui produttori. Chi vi dice poi che nella scatola che acquistate marchio X – certificato dell’Inail – ci siano le mascherine proprio del produttore X? Tralasciamo anche che, dalla nostra analisi di alcuni documenti di merce che l’inail ha certificato, notiamo molte, moltissime incongruenze, mancanze e difetti tali che noi non avremmo mai acquistato quella merce. Ma l’inail dice che è vendibile. Noi non lo riteniamo e vendiamo merce con certificazione standard emessa da ente notificato che come tale, non ha bisogno di alcun benestare.

Oppure

La presenza di Certificazione CE emessa da un ente NOTIFICATO (il famoso marchio CE seguito da 4 numeri) che l’importatore serio deve poter dare o mostrare. L’ente notificato deve essere presente a database NANDO ( https://ec.europa.eu/growth/tools-databases/nando/) dove possiamo verificarne l’esistenza e la qualifica a certificare i famosi DPI (PPE in inglese, Personal Protection Equimpent). Non vi nascondo che abbiamo trovato enti notificati per certificare altro (magari dispositivi medici o diverse apparecchiature) che certificavano tranquillamente DPI. Ovviamente, queste certificazioni devono essere controllate per verificare che siano vere, per non correre il rischio di beccare delle frodi. Gli enti notificati in Italia vengono gestiti dall’Accredia che è direttamente legato al nostro Stato Italiano. La certificazione CE (di prodotto e di processo) effettuata da ente notificato garantisce (per anni, senza scadenze al 31/07/2020 come nel caso di quelle derogate inail ) che i prodotti che stiamo acquistando siano stati progettati e testati correttamente (come riporta il famoso certificato “Module B” emesso da questi enti in fase di qualifica del produttore), ma anche e soprattutto che il processo di produzione di questi DPI sia costante che possa garantire che il prodotto finale sia sempre idoneo e ben marchiato. Il certificato “Module C2”, invece, ha una scadenza e deve “validare” il certificato B di cui sopra. L’importatore serio, infine, emette la propria Dichiarazione di Conformità CE dopo aver verificato tutto ciò.

Ciò che avete comprato è corredato da uno di questi documenti? Ciò che vendiamo noi sì.